IAB Forum. Il forum sulla comunicazione interattiva organizzato dall’Interactive Advertiasing Bureau (IAB) ha visto la partecipazione della gran parte delle web-company italiane. Allo spazio fiera si sono affiancati una serie di workshop e tavole rotonde per comprendere la situazione italiana a confronto con i trend mondiali. Investimenti pubblicitari, forme di comunicazione e tecnologie sono state analizzate e presentate dai vari protagonisti del mercato. La tavola rotonda sul futuro, dedicata ai politici, ha prodotto tanta convergenza bipartisan sul dotare l’Italia di infrastrutture a banda larga adeguate che sorprende un po’ la decisione del Governo di tagliare gli 800 milioni di investimenti per ridurre il digital-divide tecnologico nel belpaese. Più nel merito sono entrati i molti workshop e la tavola rotonda sulle esperienze delle imprese italiane in termini di investimenti nel settore digitale. I big spender del mercato, Nestlè, Kraft, Henkel, BMW, hanno in pratica confermato che, anche in periodo di crisi, i budget per la pubblicità online sono raddoppiati se non triplicati. Il mercato della pubblicità online è infatti l’unico settore in crescita sia nel 2008 che nel 2009 a fronte di un crollo del 10% degli investimenti pubblicitari. L’elemento chiave è la misurabilità delle azioni intraprese online: dalla fidelizzazione al data mining è possibile avere un controllo dell’investimento fatto.
Passeggiando per i corridoi della fiera invece si tocca con mano la presenza di un tessuto molto attivo e vitale, ma ancora piccolo per fatturato e dipendenti: Accenture parla del 65% delle aziende sotto il milione di fatturato e dell’85% con meno di 25 dipendenti. La fiera però è stata un’occasione vera di marketplace: molti gli account presenti e molte le occasioni di business anche se la “tentazione motor-show” (cioè riempire gli stand di belle ragazze in vesti succinte che magari non conoscono il prodotto o l’azienda) è sempre forte nelle fiere italiche. Le web-company presenti erano soprattutto concessionarie pubblicitarie, agenzie di comunicazione, aziende prodotto soprattutto nel campo dell’email-marketing. Ho visto poco sul mobile-marketing che invece mi pare la frontiera dei prossimi due anni anche in Italia. Le grandi aziende del settore ICT (Google, Yahoo, Microsoft, Adobe) erano presenti, mentre spiccava l’assenza di player storici del mercato tradizionale dei media. Forse la crisi della carta stampata e della pubblicità non ha ancora attivato i media player nostrani. Un vero peccato perché, con Schumpeter, i periodi di crisi sono anche i momenti di massima innovazione e rischiamo di restare indietro non solo quando si cresce, ma anche oggi che si cala. Altra assenza assordante è quella delle PA e delle aziende dell’indotto (era presente giusto la Rai-SIPRA). Un così scarso protagonismo da parte dello Stato non contribuisce a far crescere i valori del mercato e il dimensionamento delle società.
Alcune considerazioni spot che mi sono venute mentre ero al Forum:
1) motori di ricerca, social network, device mobili trasformeranno la navigazione da lineare a balzi. Sempre meno contenuto verranno letti secondo lo schema motore di ricerca, homepage, seconda pagina. Pertanto sarà sempre meno efficace passare 24h24 online a spingere il proprio blog o sito. La differenza la faranno in contenuti di qualità e originali. Anche il copia&incolla e l’inseguire le notizie di grido diventano una strategie obsolete. Le risposte sono quindi maggiore cura delle fonti, molta lettura e scrittura accurata (anche per l’editing).
2) i mercati sono conversazioni. La prima tesi del Clue Train Manifesto ha riscosso un grande successo a questo Forum. David Weinberg in persona l’ha illustrata sostenendo la tesi che trasparenza e autorevolezza (Trust) sono le basi sulle quali costruire un rapporto di fiducia con il cliente. La conversazione è stato il termine della due giorni. Se questo schema fosse quello vincente in questo momento tutta la strategia marketing andrebbe pensata in senso decisamente più etico e sicuramente più condiviso. Forse però al momento è materia più da sociologi che da marketers.
3) la vecchia coppia Marketing e Comunicazione tende ad implodere. Ha poco senso d’altronde parlare di comunicazione digitale o online contrapposta a quella tradizionale o offline. Le campagne di comunicazioni perdono i loro tratti unidirezionali e diventano forme ibride che vivono online come offline e hanno l’obiettivo di influenzare. Reputazione, conversazione, fiducia sono termini sempre più centrali nelle strategie dei big spender che valgono a 360 gradi nelle scelte di investimento. Forse siamo ad un punto per cui il ROI è già obsoleto.
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molto interessante, sopratutto le tue considerazioni finali